La responsabilità della violenza


La responsabilità della violenza 

Da: Thich Nhat Hanh, “Toccare la pace”, Astrolabio Ubaldini, 1994 

 

Avendo fatto esperienza della guerra, siamo tenuti a testimoniare la realtà della 

guerra a coloro i quali non l’hanno vissuta direttamente. Siamo la luce in cima 

alla candela. E’ una luce molto calda, ma ha il potere di brillare e illuminare. 

Praticando la consapevolezza, sapremo come guardare in profondità nella natura 

della guerra e, grazie alla nostra comprensione, risveglieremo gli altri e tutti 

insieme potremo evitare che gli stessi orrori abbiano a ripetersi. Noi che siamo 

stati partoriti nella guerra, conosciamo la sua natura. La guerra è in noi, ma è 

anche in tutti gli altri uomini. Tutti abbiamo visto il filmato dei poliziotti di Los 

Angeles che picchiavano Rodney King. Quando ho visto quelle immagini, mi sono 

identificato in Rodney King, e ho sofferto molto. Credo che vi siate sentiti male 

anche voi. Siamo stati picchiati tutti nello stesso istante. Ma guardando più in 

profondità, ho visto me stesso anche nei cinque poliziotti che stavano praticando 

la violenza. Quegli uomini manifestavano l’odio e la violenza che pervadono nella 

nostra società. 

 

È tutto pronto per esplodere, e siamo tutti corresponsabili. Non soffre solo chi è 

colpito, ma anche colui che esercita la violenza. Se non soffrisse, cos’altro 

potrebbe spingerlo a comportarsi così? Vogliamo far soffrire qualcun altro solo nel 

momento in cui anche noi soffriamo. Se siamo pacifici e felici, non abbiamo 

nessun impulso a infliggere sofferenza a un’altra persona. Anche quei poliziotti 

hanno bisogno del nostro amore e della nostra comprensione. Abbiamo 

contribuito alla loro formazione con la nostra distrazione, con il nostro stile di 

vita. in cuor mio non mi sento di biasimare nessuno. Arrestare i poliziotti e 

metterli in carcere non li aiuterà, né potrà essere considerata una soluzione. La 

questione è molto più profonda. La violenza è entrata a far parte delle nostre 

vite. (…). Accettiamo la violenza come stile di vita, e innaffiamo i semi della 

violenza in noi guardando programmi pieni di violenza alla televisione, e film che 

ci avvelenano e avvelenano la nostra società. Se non riusciamo a trasformare 

tutta questa violenza e tutta questa ignoranza, un giorno nostro figlio si troverà 

nei panni di colui che è colpito o ucciso, oppure sarà lui stesso a picchiare. Non 

possiamo dire che questo non ci riguarda. 

 

Prendete per mano il vostro bambino, o la vostra bambina, e andateci insieme a 

passeggio, lentamente, nel parco. Vi sorprenderà constatare che mentre voi vi 

state godendo il sole, gli alberi e gli uccellini, i vostri bambini si sentono un po’ 

annoiati. I giovani d’oggi si annoiano facilmente. Sono abituati alla televisione, ai 

videogiochi, alle armi giocattolo, alla musica a tutto volume e ad altre forme di 

sollecitazione. Da grandi, corrono su auto veloci, fanno esperienza dell’alcool, 

delle droghe e del sesso, come di altre cose che mettono a dura prova il corpo e 

la mente. Anche noi adulti cerchiamo di colmare la solitudine con questi diversivi, 

e soffriamo tutti. Dobbiamo insegnare a noi stessi e ai nostri figli come 

apprezzare i piaceri semplici che già abbiamo. Potrà non essere facile, in una 

società complessa e distratta come la nostra, ma è essenziale per la nostra 

sopravvivenza. Seduti sull’erba con in vostri bambini, mostrategli i fiorellini gialli 

e blu che crescono in mezzo all’erba e contemplate insieme questi miracoli. 

L’educazione alla pace comincia qui.